mercoledì 26 novembre 2014

guardare ai successi, non ai fallimenti

Peso: 66,4 kg

Eccoci, mancano poche ore alla laurea del mio fidanzato. Mi ero imposta questo giorno come termine per perdere i primi dieci chili ma non ce l'ho fatta. Sono a -9,2, il che rende il traguardo talmente vicino da poterlo sfiorare, come è effettivamente successo sabato, ma non l'ho raggiunto. 
Dopo essermi martoriata per gli ultimi tre giorni, tuttavia, ed aver cenato con tre cucchiaiate di purè, ho deciso che affronterò la giornata di domani con un altro spirito, cercando di considerare il punto cui sono arrivata come un successo, non come un fallimento.
Alla fine, a parte quegli ottocento maledetti grammi, in questi mesi tante cose sono cambiate in positivo: ho ricominciato a farmi dei piccoli regali (l'ultimo proprio ieri: ho comprato un paio di scarpe nuove da abbinare al vestito!), mi sono sentita di nuovo bella, ho fatto shopping, sono andata dal parrucchiere, e ho perso nove chili. 
Undici settimane senza scivoloni, senza digiuni e senza abbuffate, senza fame compulsiva, rari episodi di stomaco chiuso per lo stress, senza vomito. Ho diminuito l'esercizio quotidiano, e soltanto tre volte nell'ultimo mese ho bruciato più di 1300kcal sulla ciclette. 
Non sono ottocento grammi che faranno la differenza. Quando ho comprato il vestito pesavo due chili in più, del resto. Ho i capelli più ordinati e voluminosi, un nuovo rossetto spettacolare e nessuno penserà ai miei ottocento grammi di troppo.


[In realtà forse una delle cose che mi ha più messa in crisi nell'ultimo periodo è che nessuno sembra aver notato che sono dimagrita, nessuno ha fatto commenti, nessuno si è "complimentato" con me. So che non dovrei lamentarmene visto che lo stesso atteggiamento, mentre ingrassavo, m'era parso una gran dimostrazione di buon gusto, ma ho paura che non si veda abbastanza, anche se forse i miei amici sono solo preoccupati di alimentare la mia ossessione.]
Insomma, sono una perfezionista di merda, l'autocritica è il mio pane quotidiano, potrei elencare cento difetti e solo qualche pregio di poca importanza ma questa sera ho deciso che domani non mi farò rabbuiare dal verdetto della bilancia, quasi certamente discorde dai miei piani, ma cercherò di prendere tutto il meglio perché un po' me lo sono meritata. E poi lo devo al mio fidanzato, che si sorbisce da anni le mie paturnie e domani è il SUO giono. Ma soprattutto lo devo a me stessa. Posso farcela.
Vi stringo forte, il vostro sostegno è importantissimo!

domenica 23 novembre 2014

-10, battuta d'arresto e solite paranoie

66,9 kg

Il peso è ancora padrone indiscusso del mio umore, è, letteralmente, l'ago della bilancia della mia felicità.
Ieri ho toccato i menodiecichili dall'inizio della dieta. 65.5 kg, il secondo gradino della scala dei miei obiettivi. Mi sentivo bella e leggera, piena di voglia di fare e di energie. Ho lavorato mattina e primo pomeriggio ma appena finito sono uscita col mio fidanzato, sono andata a scattare delle belle foto, a prendere un caffè in un bar che ci piace tanto, poi ho dato una mano a mia madre che aspettava amici per cena e ho preparato tantissimi antipasti sfiziosi e infine mi sono preparata per uscire dedicando quasi cinque minuti al trucco - di solito uso solo eye liner, mascara e rossetto e ci metto circa mezzo minuto per truccarmi! - e sperimentando un nuovo rossetto che ho comprato giovedì pomeriggio sedotta dalle moine di una di commessa molto abile. Avevo una cena pallosa che mi sarei risparmiata volentieri ma ci sono andata con un mood decisamente positivo e alla fine non è stata neanche così male.
Rovescio della medaglia: oggi un chilo e mezzo in più di ieri mattina. E così, domenica pigra e svogliata, le ore scorrono lentissime e mi sento gonfia, goffa, mi sembra che il grasso debordi dai leggings che ho usato per fare due ore di stepper nel disperato (e vano) tentativo di scrollarmi di dosso questa brutta sensazione. Mi sento pesante e mi pesa tutto quello che ieri mi dava la carica: ho davanti una settimana pienissima d'impegni - laurea del fidanzato, due giorni via insieme per staccare dopo settimane impegnative e stancanti, uno spettacolo con la compagnia di teatro con cui recito, tanto lavoro (= tante risorse per i regali di Natale!), cominciare ad addobbare casa... - e avrei voluto cominciarla con uno spirito diverso.
E vorrei ancora. Cioè, voglio ancora. 
Ma alla parte razionale di me che vorrebbe prendermi a sberle e ricordarmi che il chilo in più è dovuto alla mangiata di ieri sera, che domani peserò già di meno, che non dovrei star qui a dannarmi l'anima perché se mi vedevo carina ieri lo sono anche oggi e cose varie, risponde una più subdola vocina che s'insinua costantemente nel mio cervello e mi ripete: "Se basta una cena per farti riprendere un chilo e mezzo, cosa succederà a Natale?".
Io ci provo a non ascoltarla, a metterla a tacere, a ignorarla o a sovrapporle voci diverse meno disfattiste ma poi torno a pensarci e ho paura di riprendere dieci chili in sedici giorni, di ritornare grassa come due mesi fa. Perché io non posso mangiare come le persone normali. Due giorni di dieta "normale" e metto su due chili. Devo seguire un regime alimentare costante, equilibrato, povero di grassi per non ingrassare, ma so che dai miei parenti sarà impossibile. Sia perché loro inorridirebbero al pensiero che per me settanta grammi di riso basmati al curry siano un pasto completo, sia perché io non voglio crear loro problemi, costringerli a comprare e cucinare delle cose apposta per me, e non voglio sembrare un'ospite ingrata rifiutando quello che mi offriranno né un'anoressica viziata pretendendo verdure grigliate mentre loro si sbafano quintali di dolci.
Questo non significa che io mangerei quintali di dolci. Ma la mia idea sarebbe quella di mangiare quello che mi viene proposto semplicemente in dosi inferiori ed evitando gli abbinamenti che devo evitare, oltre al lievito, per quanto possibile. Mi sembra un buon compromesso, la maniera migliore per non destare sospetti e preoccupazioni senza vanificare il mio lavoro. Ma se una cena più abbondante del solito - ma con nulla di davvero grasso, ho mangiato risotto provola e noci e un filetto di pesce con le patate, oltre ad uno striminzito antipasto a base di salumi (tre fette) e a mezza fetta di torta! - mi fa ingrassare di un chilo e mezzo, allora il mio piano s'infrangerà miseramente. Mangiare "di tutto un po'" mi farà comunque diventare una balena, cosa che del resto è successa mangiando normalmente negli ultimi due anni. Lievito, come le maledette focacce che non posso mangiare, mangiando quello che le persone normali mangiano ogni singolo giorno. 
L'idea di non poter mangiare normalmente se non a costo di ingrassare di tre-quattro chili a settimana mi fa impazzire. E mi fa impazzire l'idea di non riuscire ad essere felice per l'imminente partenza perché sto cercando su Amazon una bilancia sottile e leggera da infilare in valigia per potermi comodamente pesare ogni mattina e perché continuo a pensare ossessivamente a quanto ingrasserò. Mi sento impotente e allo stesso tempo arrabbiata con me stessa perché riesco ad essere positiva solo quando le cose vanno come vorrei. E così son capaci tutti, ci mancherebbe.
Sono una cretina, lo so.
Perdonatemi le paranoie, so che non vi erano mancate.
Buona domenica a tutte!   

domenica 16 novembre 2014

peso e diete, come ci condizionano gli uomini



Peso: 66,1 kg

Qualche giorno fa il mio ragazzo è andato a pranzo con il ragazzo della mia migliore amica e mi ha riferito uno stralcio della loro conversazione. Si parlava d’altro quando all’improvviso il ragazzo della mia amica ha chiesto se si notasse che L. è dimagrita, il mio ragazzo ha detto che non l’aveva notato ma che ci avrebbe fatto caso la prima volta che ci fossimo visti, al che lui ha aggiunto “Ha perso tre chili, ma devo fargliene perdere altri sei.”
Lui è davvero ossessionato dalla questione, forse anche perché sua madre, nonostante abbia quasi sessanta anni, è ancora una bella donna ed è molto magra e attenta alla linea. La mia amica, comunque, non è per nulla grassa, anzi, forse è più magra di me (dico forse perché ha una conformazione fisica molto diversa dalla mia e quindi è difficile dire chi di noi sia più magra, abbiamo il grasso distribuito in maniera diversa, diciamo!) ma lui le ha sempre fatto un sacco di storie sul peso (fino ad arrivare a dirle che l’avrebbe lasciata se non avesse perso sei chili, qualche anno fa), ma ultimamente sta davvero esagerando: le toglie le cose dal piatto quando siamo a cena insieme, conta le calorie dei loro pasti quando mangiano insieme e qualche giorno fa, orgoglioso perché lei aveva rinunciato alla pasta a pranzo, le ha detto “Non ti senti meglio ora che pesi meno di me?”. Tra l’altro la cosa che mi dà più fastidio è che adotti questo comportamento davanti a tutti, che racconti ai suoi amici di come la “controlla” e che addirittura dica in giro quanto pesa lei.
Lei sembra non dargli troppo peso, ma non so come la viva in realtà. Io per esempio non potrei mai sopportare un atteggiamento del genere, credo che reagirei con sclerate e pianti se il mio fidanzato osasse comportarsi così, per di più in pubblico.
Non è neppure il primo caso che mi capita di fidanzati sfacciati e senza tatto. L’ex di una mia cara amica le diceva costantemente che aveva i polpacci da calciatore e che avrebbe dovuto pesare meno di cinquanta chili per essere davvero bella.
Forse io sono particolarmente sensibile sulla questione per via dei miei trascorsi personali e se non avessi avuto problemi di dca non mi farebbe arrabbiare tanto ma lo trovo davvero irrispettoso e fuori luogo. Insomma, va bene la sincerità, va bene che il tuo ragazzo ti faccia notare che hai messo su qualche chilo anche per spronarti a rimetterti in linea, va bene fare commenti onesti se ti metti una gonna che ti fa sembrare un cotechino, ma di qui a importi pranzi a base di zucchine scondite e a prender nota del tuo peso…stiamo scherzando?! Secondo me è davvero lesivo della libertà e della dignità di una persona. Non dovrebbe farlo nessuno, meno che mai l’uomo che dovrebbe amarci, rispettarci e proteggerci.
Forse il mio fidanzato esagera al contrario, nel senso che lui si astiene programmaticamente dai commenti sul peso. Non commenta se ingrasso o se dimagrisco, tranne se la cosa diventa davvero esagerata; ad esempio quando ero arrivata a sfiorare i 76 kg mi aveva detto che ero gonfia e dovevo perdere un po’ di pancia oppure due anni fa, dopo la dieta Dukan, quando ero ritornata alla 38 mi diceva che gli sarebbe piaciuto che mettessi su qualche chilo perché sentiva le mie ossa quando dormivamo insieme ma in generale cerca di non sfociare mai in commenti sul peso, anche quando mi fa dei complimenti o degli appunti su come mi stanno i vestiti.
Del resto è comprensibile visto che, come dicevo a Beky, lui era mio amico nel periodo più buio della malattia e mi ha vista quando pesavo meno di quarantacinque chili, svenivo ogni due per tre e in classe stavo sempre seduta durante l’intervallo perché non avevo le forze per andare a prendermi il caffè, e mi ha confessato più volte che ha paura che io possa ripiombare nel baratro, perciò sono certa che lui si autocensuri spesso per non alimentare le mie ossessioni, ma credo ad ogni modo che fidanzati, mariti e compagni non dovrebbero interferire troppo con una questione così intima come quella del peso. Lo trovo ancor più offensivo di quei fidanzati che convincono le proprie donne a rifarsi il seno o il naso o qualsiasi altra parte del corpo: è una dimostrazione alquanto triste di materialismo e superficialità.
Voi cosa ne pensate? E quanto coinvolgete (o avete coinvolto, o coinvolgereste) i vostri uomini nella questione? Vi supportano nelle diete o ne hanno paura? Sanno dei vostri problemi o glieli teneti nascosti? E qualcuno di loro vi ha mai spinte a dimagrire per assecondare un proprio canone di bellezza?

giovedì 13 novembre 2014

giorni felici

Peso: 67,7 kg

Il post di Viellina, con la sua positive challenge, mi ha fatto realizzare che uso questo spazio principalmente per scrivere cose tristi, il che per certi versi è totalmente comprensibile, del resto, come disse una mia professoressa del liceo a qualcuno che le aveva chiesto come mai le poesie più belle della storia letteraria italiana siano tutte deprimenti, chi è felice non scrive, vive.
Tuttavia questa sera voglio andare un po' controcorrente e mettermi alla prova, perciò cercherò di aggiornarvi solo sulle cose positive che mi sono successe dall'ultima volta che ho scritto. 
  1. Oggi io e il mio fidanzato facciamo quattro anni insieme. Per festeggiare ieri sera siamo andati a cena sul tram - è una carrozza di metà ottocento e si mangia mentre lentamente percorre le vie del centro storico - ed è stato stupendo e molto romantico, anche perchè la pioggia e le luci rendevano tutto davvero spettacolare. La serata si è conclusa con lo scambio dei regali, A. mi ha preso un anello bellissimo solo che dovremo andare a cambiarlo perché è almeno di due misure più largo del mio dito. La cosa, a me che qualche anno fa mi sarei fatta decine di paranoie sul bad omen, non mi ha sconvolta troppo, spero solo di trovarlo uguale della mia taglia perché è davvero bello.


  2. A cena ho mangiato tutto (anche perché c'era un mix delle mie cose preferite: patate, gnocchi, zola, polenta...) mettendo da parte le voci nella mia testa e ho bevuto almeno tre bicchieri di vino rosso, che io adoro e non bevevo da tempo. 
  3. Mi sono sentita bella come non mi capitava da mesi, forse più di un anno, con un vestitino molto stretto in vita e le scarpe altissime. Ero persino andata a farmi fare la piega dai cinesi ma era umidissimo e i capelli si sono smontati prima della fine della serata.
  4. Nonostante gli sgarri di ieri sera questa mattina pesavo "solo" settecento grammi più di ieri mattina. Il peso sembra essersi finalmente sbloccato e per fortuna la serata fuori non ha inciso troppo, il che mi ha permesso di essere più tranquilla e indulgente con me stessa e questa mattina mi sono comprata una gonnellina color senape, per premiarmi.
  5. Martedì ho visto la dietologa, mi ha detto che quando mi sembra che il peso si blocchi non devo assolutamente mangiare di meno, anzi, perché così renderei il metabolismo ancora più lento. Mi ha detto che è normale che succeda e che devo avere pazienza perché d'ora in poi perdere peso sarà più difficile visto che mi avvicino al peso giusto per il mio corpo (giusto secondo lei, secondo i miei calcoli dovrei perdere ancora una decina di chili).
  6. Ho comprato il vestito per la laurea del mio fidanzato. Sono stata a lungo indecisa perché ha degli inserti in pelle e mi sembrava troppo "aggressivo" ma ho pensato che sarà un bel contrasto col mio viso da bambolina e ho deciso di osare. Avrò fatto bene?
  7. Oggi pomeriggio sono stata presa dalla mia abulia ma non mi lascio frenare: domani ho la giornata libera (non vado a lezione perché c'è sciopero dei mezzi e non lavoro nel pomeriggio) e quindi potrò dormire fino a tardi, studiare e poi nel pomeriggio esco con A. per cambiare l'anello e cercare la cravatta per la sua laurea.
Mi fa davvero strano aver scritto un post intero senza lamentele, ma ve lo meritate visto che vi subite tutte le mie paturnie.
Un bacio!

   

martedì 4 novembre 2014

blocco ponderale = blocco mentale ?



Peso: 68,1 kg

Nelle ultime due settimane ho perso solo mezzo chilo. Anzi, già dire che l’ho perso è un’affermazione impegnativa, dato che in realtà si tratta di perdere-rimettere-riperdere gli stessi settecento grammi da più di dieci giorni.
Il mio corpo si è bloccato. Mangio sano, faccio sport, cammino il più possibile e cerco di non eccedere neanche nella serata-sgarro (ok, sabato sera ho mangiato la polenta, ma mi ero preparata con un pranzo a base di bresaola e verdure grigliate e tre ore di ciclette) ma non mi schiodo dal sessantotto.
La cosa curiosa è che mi è successa la stessa cosa anche il mese scorso, quando mi ero fossilizzata sul 71 per due settimane, tra l’altro nello stesso periodo del mese. Non posso neanche addossare la colpa al ciclo perché prendo la pillola da molti anni e comunque non sono nella fase di sospensione.
Il mio fidanzato sostiene che il peso tenda a bloccarsi perché sono vicina al mio peso ideale, ma credo che lo dica soltanto perché non sa quanto pesi davvero. Settimana scorsa gli ho chiesto di dirmi, a occhio e croce, quanto peso secondo lui e lui ha risposto “cinquantaquattro chili”. Ho riso, ma non gli ho detto la verità, al che lui si è convinto che pesi ancor meno, ma deve avere delle fette di prosciutto davvero spesse davanti agli occhi, o forse è soltanto colpa del fatto che la sua ex coinquilina che pesa settanta chili sembra molto più grossa di me perché ha il grasso concentrato nella parte superiore del corpo – braccia e pancia, soprattutto – e quindi settanta chili su di me fanno un effetto diverso.
Il problema è che non sono ancora abbastanza stabile mentalmente da accettare battute d’arresto di questo tipo. Mi assale subito la frustrazione e incominciano ad attanagliarmi dubbi di ogni sorta che girano tutti intorno a questo perno: sarà la strada giusta per ristabilire l’equilibrio del mio corpo o finirà come al solito che dopo aver raggiunto il risultato sperato ricomincerò a mangiare normalmente e di conseguenza a ingrassare di due chili alla settimana?
Sono anche preoccupata per Natale. Come vi accennavo passerò venti giorni negli Stati Uniti con il mio fidanzato e i miei parenti che ci ospiteranno sono ossessionati dalla mia (presunta) magrezza, complice il fatto di avermi vista anche nel pieno della malattia, così ogni volta che vado da loro (o che loro vengono qui) mi nutrono come se dovessero ricavare del foie gras alla fine della mia permanenza. E io speravo di arrivare alla partenza con dieci chili in meno rispetto a settembre, non tanto per poterli riprendere allegramente prima del ritorno in Italia, quanto per sentirmi meglio con me stessa e per non partire troppo angosciata, rischiando che queste ansie mi rovinino la bellissima vacanza e il Natale con le persone che amo e che purtroppo non vedo spesso quanto vorrei.
La cosa che mi fa più arrabbiare è che basta una deviazione dal mio piano per sprofondarmi nello sconforto. Duecento grammi in più sulla bilancia sono in grado di mettermi in crisi e io non voglio che un maledetto numero abbia questo potere su di me, sono stanca di essere schiava di un oggetto.
Così sto cercando d’impormi di concentrarmi sui lati positivi e smettere di pensare che alla laurea del mio fidanzato non peserò sessantacinque chili come avevo sperato. Ad esempio, finalmente rientro comodamente nella quarantadue. Anzi, la 38 di Zara mi sta di nuovo larga in vita e anche se questo significa che i pantaloni non mi vestono mai perfettamente non posso nascondere di esserne soddisfatta.



Cerco di curarmi esteriormente sperando che questo mi curi anche dentro e devo dire che a volte funziona e che nelle ultime settimane mi è capitato addirittura di trovarmi carina guardandomi allo specchio. Non sono ancora andata dal parrucchiere, però ho comprato dei bigodini morbidi che posso tenere la notte e sono molto soddisfatta dei risultati sui miei capelli.
Devo fare di tutto per evitare che lo stallo del peso si traduca in uno stallo dell’umore perché sono stanca di odiarmi.

sabato 1 novembre 2014

s.o.s. - urgente necessità di consigli!



Peso: 68,6 kg

Ragazze, ho bisogno di un vostro parere da “esperte” e di qualche consiglio per gestire una situazione che mi sta procurando molta preoccupazione. Vi spiego la faccenda in breve.
C’è questa ragazza che conosco da poco più di un anno (ci siamo ritrovate in corso assieme all’università e avevamo molte lezioni in comune) ma abbiamo fin da subito avuto modo di aprirci su temi parecchio intimi. Mi ha raccontato di essere stata anche lei anoressica al liceo, di essere ancora in terapia ma mi ha detto che stava molto meglio e non aveva avuto “ricadute” negli ultimi anni, a parte qualche difficoltà a mangiare ‘normalmente’ nei periodi di particolare stress.
In questi anni ho constatato che un sostrato di malattia comune accelera moltissimo le naturali dinamiche del “fare amicizia” e così nel giro di qualche mese siamo diventate piuttosto amiche: pranzavamo insieme all’università, ci sentivamo quasi tutti i giorni e lei si è unita al gruppo di amici, compagni di corso e non, con cui esco di solito e abbiamo passato insieme alcuni venerdì o sabati sera.
Certo, molto spesso lei declinava gli inviti con delle motivazioni che avevano tutta l’aria d’essere delle scuse. Tirava in ballo la zia da accompagnare all’aeroporto, la cuginetta malata, il compleanno della nonna…insomma, non che non abbia mai avuto a che fare con scuse simili (la mia amica ex anoressica bidonava le uscite del sabato sera dicendo che doveva appendere quadri in garage, tanto per dirvi) e non che non ne abbia mai prodotte io stessa (le mie preferite erano i compleanni di amici dei miei e pizzate di classe con i compagni delle medie) quindi ormai riconosco le bugie, soprattutto perché avevano uno schema fisso: dopo l’iniziale entusiasmo per qualsiasi proposta, nelle ore immediatamente precedenti all’uscita smetteva di farsi sentire per poi avvertirci all’ultimo secondo che c’era stato qualche contrattempo.
Dopo un po’ i miei amici hanno perso interesse nell’invitarla, dicevano che tanto era inutile e non sarebbe venuta comunque. Io però ho continuato a scriverle e a tentare di coinvolgerla nelle nostre serate perché volevo che si sentisse importante, volevo che sapesse che noi avevamo piacere ad averla con noi e che non si sentisse abbandonata. Ricordo, infatti, la solitudine soffocante del periodo più scuro della mia malattia, quando mi chiudevo in camera con i miei libri e non volevo saperne del mondo, ma ricordo anche la flebile soddisfazione, la sensazione di pallida gioia che provavo quando riaccendevo il cellulare e trovavo chiamate e messaggi da parte degli amici. Se mi avessero mollata allora, se mi fossi sentita totalmente isolata, forse non avrei avuto la forza di uscirne.
Per questo ho perseverato nella mia scelta, convincendo anche gli altri a fare altrettanto, spiegando loro che si trattava di farla sentire accolta, ma non compatita, e di ricordarle che per noi la sua presenza è importante.
Da agosto a metà ottobre è totalmente scomparsa. Non era mai puntuale nelle risposte ai messaggi ma di solito dopo qualche giorno si faceva sentire, anche solo per un “tutto bene, e tu?”, mentre in quei due mesi non abbiamo avuto alcuna notizia da lei. Poi è ricomparsa, ci siamo viste (da sole) e mi ha raccontato di aver passato un periodo di profonda crisi, di essere stata molto depressa e di aver deciso di abbandonare momentaneamente l’università, magari per prendersi qualche mese per andare in un paese straniero nel quale sia costretta ad uscire di casa anche solo per fare la spesa. Dopodichè è ripiombata nell’oscurità.
Sono molto preoccupata: i lunghi silenzi sono sempre forieri di sventure e ho paura che possa essere di nuovo in crisi, tuttavia non so come comportarmi. I miei amici vorrebbero andare da lei per farle una “sorpresa” ma non sono sicura che la prenderebbe bene, ho paura che possa vederla come un’intromissione nella sua privacy, un’aggressione al suo rifugio sicuro. Insomma, io vorrei che lei capisse che siamo preoccupati per lei e che siamo disposti ad aiutarla ma senza sentirsi messa alle strette.
Voi cosa fareste?
Tra l’altro nutro i miei dubbi anche sui suoi progetti futuri: che per lei lo studio sia diventato una ‘scusa’ per chiudersi in casa e non vedere nessuno è vero, ma seguire i corsi all’università la obbligava ad uscire e a passare qualche ora spensierata, mentre adesso, in attesa della partenza, è sempre a casa da sola. La partenza stessa, a mio parere, se non vissuta con il giusto mood può essere controproducente: le è stata suggerita dalla psicologa e l’idea è stata avvallata dai suoi genitori ma io ho la sensazione che lei si sia adeguata più per fare un favore a loro che perché creda nella portata terapeutica di una soluzione simile. E se lei non ci crede non può guarire, né qui né da nessun’altra parte. Del resto, come dice Seneca, è l’animo che devi mutare, non il cielo.
Insomma, secondo voi cosa dovrei fare? Accettare la proposta dei miei amici e presentarci tutti in massa a casa sua? Optare per una soluzione di compromesso, ad esempio andando io da sola per sondare il terreno rischiando così di offendere i miei amici che si sentirebbero in qualche modo tacciati come insensibili per non essere stati presi in considerazione nella “missione”? oppure aspettare che sia lei a tendere la mano verso di noi continuando nel frattempo a scriverle/chiamarla per dimostrarle il nostro appoggio e il nostro affetto ma in maniera più soft?
 
Pensate alle vostre esperienze passate e presenti e a cosa avreste voluto che i vostri amici facessero e non hanno fatto, oppure a quello che hanno fatto e che non avreste voluto affatto che facessero! Ho molto bisogno di consigli, poi vi racconterò la mia esperienza personale in merito (non voglio influenzarvi troppo prima di conoscere il vostro parere), un bacio a tutte e buon weekend!