giovedì 29 gennaio 2015

flussi di lacrime e di coscienza



Peso: 66,2 kg


Ho scoperto che ho talmente tante occhiaie che se piango le lacrime si accumulano tutte lì prima di defluire lungo le guance, come in una sorta di cisterna. E la cosa patetica è che sulle prime la scoperta mi ha persino strappato un sorriso.

Sto dormendo poco, il che è perfettamente normale in sessione d’esami, dato che il “triangolo dello studente sotto esame” impone di sacrificare qualcosa tra ottimi risultati, vita sociale e ore di sonno ed io sono troppo ambiziosa e perfezionista per rinunciare a puntare sempre al massimo ma non riesco a chiudermi tutto il giorno in casa o in biblioteca senza vedere nessuno, perciò scelgo di privarmi del sonno.


Non sono una che dorme tanto generalmente, per me cinque-sei ore a notte sono sufficienti, sette sono un lusso che mi concedo molto di rado, perciò di solito non mi pesa molto andare a dormire alle quattro e svegliarmi alle nove e mezza per tornare sui libri, ma in questo periodo sto dormendo davvero male.

Non solo faccio fatica ad addormentarmi ma, quando finalmente mi addormento, faccio sogni lunghissimi e contorti e al mattino sono più stanca di quando sono andata a dormire. Questa notte, ad esempio, ho sognato che mi ero tagliata i capelli ma non ricordavo quando e scorrevo a ritroso le mie foto su Facebook e sul telefono per capire quando mi fosse venuta quella malsana idea; lo so che di per sé non sembra un incubo, ma io ho un rapporto molto particolare con i miei capelli, anzi, ne sono ossessionata. Forse vi ho già anche raccontato che uno dei motivi per cui ho ricominciato a mangiare è che perdevo tantissimi capelli e avevo troppa paura di diventare calva. Mi si vedeva il cuoio capelluto se li tiravo indietro per raccoglierli e dovevo mettere sempre cerchietti o fasce per nascondere la stempiatura. È stato terribile ed ora che sono di nuovo lunghi e folti cerco di trattarli meglio che posso, con semi di lino, olii e unguenti quando vado al mare, maschere alla cheratina...Insomma, vedermi (anche se in sogno) senza la mia chioma mi ha fatta svegliare in preda all’ansia.

Non riesco a fermare il cervello e ho talmente tanti pensieri che a volte mi sento soffocare. Sono stressata per gli esami, anche se paradossalmente studiare mi rilassa - è un meccanismo che conosco: studio, ripasso, ripeto, rileggo e prendo un bel voto – mentre tutto il resto è confuso e imprevedibile. Non so cosa aspettarmi dal futuro – vorrei fare un dottorato, ma forse mi piacerebbe anche trovare un lavoro più stabile e sicuro – e nemmeno dal futuro più prossimo, col nuovo lavoro del mio fidanzato che a partire da lunedì lo porterà di nuovo lontano da me.

E nonostante tutto non dimagrisco.

Di solito nei periodi di stress mi si chiude lo stomaco e devo forzarmi a mangiare per avere le energie necessarie per rimanere concentrata sui libri, mentre in queste settimane ci metto giorni a perdere un chilo e una cena da amici per recuperarlo. Che poi, come vi dicevo, non riesco a rinunciare a un minimo di vita sociale e quando esco con gli amici sono sempre occasioni mangerecce. In autunno riuscivo ad impormi un’unica sera di sgarro alla settimana ma era un periodo più sereno, non sentivo il bisogno di distrarmi, potevo rinunciare ad un aperitivo perché sapevo che sarei stata ripagata da un chilo in meno a fine settimana, ora invece la solitudine pesa come un macigno, non sopporto di stare a casa da sola senza studiare: se non studio devo per forza uscire, se no mi sento in colpa perché potrei studiare e non lo sto facendo e mi assalgono subito i pensieri angoscianti, l’ansia e la sensazione di avere un peso tra la gola e lo stomaco che mi fa respirare con difficoltà.

Voglio e non voglio che la sessione d’esami finisca. (Ieri ho dato il terzo esame e il nove febbraio ho l’ultimo.) Vorrei non dover più organizzare le mie giornate in base ai capitoli da studiare ma ho anche paura del vuoto, di ritrovarmi da un giorno all’altro con troppo tempo libero e non sapere come riempirlo.

Scusate per il post angoscioso e disordinato, ma è così che sono i miei pensieri questa mattina, e neanche il sole riesce a darmi la giusta carica.


mercoledì 21 gennaio 2015

ancora esami, piccoli premi e grandi drammi



Peso: 66,5 kg (ancora!)

Mi scuso per l’assenza protratta e i commenti saltuari ai vostri post ma oggi avevo il secondo esame della sessione. È andato (molto) bene, come quello di dieci giorni fa, solo che questa volta ho deciso di non abbandonarmi alla facile malinconia ma di premiarmi, dando una svolta alla mia giornata.
Nel pomeriggio avrei dovuto lavorare quattro ore ma ho annullato le prime due e sono andata a pranzo con una mia amica e poi in un negozietto vicino alla nostra università che aveva messo tutto a 14,90€ e ci siamo comprate delle cosine come ricompensa per i bei risultati.
Io ho un problema con lo shopping e i camerini dei negozi, credo di avervelo già detto: mi vedo sempre grassissima e la mia immagine riflessa riesce a mettermi tanto di cattivo umore da dissuadermi dal comprare alcunchè. Questa volta, invece, sarà che non ero da sola e che ero nel giusto mood, mi sono quasi piaciuta e infatti ho comprato tutte le cose che mi ero portata in camerino da provare! Non mi capita praticamente mai, perciò ero davvero orgogliosa di me (so che la maggior parte delle persone normali è più orgogliosa quando riesce a non comprare nulla, ma superare l’angoscia-da-camerino per una volta è stata una gran soddisfazione).
Ero talmente di buon umore che anche le due ore di lavoro sono volate e non mi sono pesate come al solito e adesso, per non farmi mancare nulla, esco a cena col mio fidanzato per festeggiare il suo nuovo lavoro.
In realtà – e qui arrivano le dolenti note – io non avrei nulla da festeggiare dato che aveva trovato un posto comodissimo a novecento metri (e dico novecento metri) da casa mia dove lo avrebbero pagato abbastanza bene e soprattutto sarebbe stato vicinissimo a me e invece lunedì è andato a fare un colloquio per un altro posto, più prestigioso e con più possibilità di crescita, sicuramente, ma dalla parte opposta della città – che significa attraversare due tangenziali trafficatissime – il che probabilmente comporterà la necessità di doversi trasferire temporaneamente dai suoi nonni e poi forse in una casetta per conto suo da quelle parti.
Proprio ora che mi ero riabituata a vederlo tutti i giorni, dopo gli anni dell’università lontani in cui ci si vedeva solo il week-end, e proprio ora che cominciavamo a fare progetti su una casa insieme, dopo la mia laurea, lui sarà di nuovo lontano, dal lunedì al venerdì, e anche se dice che, se affitterà una casa, sarà come se fosse anche mia per me non è la stessa cosa.
Io avrei voluto cercarla insieme, in una bella zona più in centro, magari arredarla insieme…mentre se dovessi andare a vivere con lui laggiù dovrei lasciare il mio lavoro qui e quindi non potrei mai permettermi l’affitto e a me non piacerebbe vivere in una casa pagata totalmente da lui, non mi sentirei a mio agio. Alcune mie amiche l’hanno fatto o lo fanno tuttora ma la mia vena femminista mi frena, mi sentirei sempre e comunque un’ospite. Un’ospite gradita, certo, ma comunque un’ospite.
Comunque, stasera usciamo a festeggiare, anche perché dopo aver pianto per due notti voglio esorcizzare la cosa e cercare di mettere da parte il mio egoismo ed essere contenta per lui: era quello che voleva e non si sarebbe mai aspettato di ricevere un’offerta simile a soli due mesi dalla laurea, avendo cominciato a inviare curriculum settimana scorsa, e io non me la sento di essere la sua zavorra, anche se inconsciamente avrei voluto che non lo richiamassero più – sono una cattiva persona, lo so.
L’altra cosa che va abbastanza male è il fronte peso: da quando sono tornata ho perso un chilo, dopo i primi due giorni, e poi ho cominciato a ballare tra il 66 e il 67, senza smuovermi più. Forse è anche una questione ormonale, visto che alla fine non ho ancora preso appuntamento dall’endocrinologo nonostante anche la ginecologa mi abbia invitato a farlo quanto prima dato che ipotiroidismo e anni di sottopeso-disturbi alimentari possono influire negativamente sulla mia fertilità, ma in queste settimane sono in clausura sepolta da strati di libri e non ho voglia di “perdere tempo” per fare delle visite. Solo che mangiare regolarmente e non vedere risultati mi snerva, infatti mi sto concedendo degli sgarri – tipo uscire a cena questa sera – che in una situazione “normale” non mi sarei mai concessa.
Ma adesso non penserò al peso. Uscirò, leggerò il menù e prenderò la cosa che mi attira di più, senza calcolare le calorie. Uscirò, leggerò il menù e prenderò la cosa che mi attira di più. Uscirò, leggerò il menù e…[ad libitum]

p.s.
ecco una delle cose che ho comprato oggi. Non so perché fosse in saldo dato che sembra una camicia estiva ma volevo condividere con voi un altro evento: mi sono lanciata su un colore che generalmente non oso mai perché mi fa sembrare un porcellino! :)

lunedì 12 gennaio 2015

c'è sempre un ma.



Peso: 66,5 kg



Oggi ho dato il primo esame di quella che, salvo inconvenienti, dovrebbe essere la penultima sessione d’esami della mia carriera universitaria. Ero angosciatissima, come sempre, e durante il febbrile ripasso di ieri mi sembrava di non essere più in grado di formulare un discorso di senso compiuto, di tirar fuori nozioni a caso in maniera sconnessa e incerta e oggi ho passato le due ore di attesa a prepararmi degli incipit ad eventuali domande. Ero convinta che sarebbe andata male e invece ho preso trenta e lode. La prof non mi ha neppure lasciato finire il discorso che avevo cominciato in risposta alla sua seconda domanda, si è dichiarata “piacevolmente colpita” dalla mia esposizione e mi ha liquidata dopo quindici minuti scarsi.

[Ormai non posso neppure più esprimere le mie ansie ai miei amici prima degli esami perché non mi prendono mai sul serio.]

Ho gustato il successo per qualche minuto, dopodichè la giornata è proseguita in maniera normale, troppo normale (ho lavorato due ore, non ho pranzato perché ero da sola, poi volevo premiarmi con un gelato ma tutte le gelaterie erano chiuse perché è inverno ed è lunedì) e così mi è scesa addosso una tristezza dalla quale non riesco a riprendermi.

Il mio problema è che sono un’inguaribile perfezionista e basta un’inezia a farmi passare dalla contentezza alla noia. Oggi avrebbe potuto essere una giornata bellissima, avrei potuto prendermi un pomeriggio di riposo, passeggiare in centro e magari andare un po’ per saldi, e invece si è risolta in un pomeriggio inconcludente e accidioso: volevo cominciare a studiare per il prossimo esame ma non ne ho voglia, volevo fare ciclette ma ho troppo freddo e troppa fame, volevo mangiare qualcosa ma ho aperto il frigo e non ho trovato nulla che mi stuzzicasse e mangiare fuori orario, per di più senza piacere, mi fa sempre sentire in colpa, tanto vale aspettare la cena con il mio pollo alla piastra scondito e le melanzane grigliate (amo le melanzane, sono la mia verdura preferita insieme alle zucchine).

Sono una perenne insoddisfatta.

Quando ho dato il primo esame universitario mi ero detta che avrei accettato qualsiasi voto sopra il ventiquattro. Al secondo anno era diventato ventisei. Al primo di magistrale ventotto. Non ho mai preso meno di trenta e dall’ultimo anno a questa parte, mi sento ridicola nel confessarlo, se non prendo trenta e lode non mi sento a posto con la coscienza. Questo per farvi un esempio di come funziona il circolo vizioso che regola la mia vita: più ottengo, più alzo le pretese.

È così anche con il peso. Perdo dieci kg e penso che potrei perderne venti. Ed è così che qualche anno fa mi sono ritrovata a perderne trentatré e a pensare che, tutto sommato, avrei potuto farlo prima, o in minor tempo.

Se dovessi dire qual è il sentimento che ho provato più spesso nella mia intera esistenza sarebbe proprio la sensazione che provo ora e che non riesco neppure a spiegare bene. Un po’ come se, avendo appena trovato in saldo la borsa che cercavate da mesi, nel momento in cui la comprate vi accorgeste che forse quell’altra, quella che avete visto quel giorno in quella vetrina, vi sarebbe piaciuta di più. Un po’ come se otteneste un tavolo in un ristorante senza aver prenotato ma quell’altro tavolo, nell’angolino in fondo a sinistra, forse sarebbe stato più bello. Un po’ come se aveste appena fatto il pieno alla macchina e vi venisse in mente che c’era quell’altra pompa, dove la benzina costa sempre un po’ di meno. Un po’ come se aveste completato un puzzle da cinquemila pezzi ma nutriste ancora qualche dubbio sui tasselli del cielo, che sono sempre tutti dello stesso blu.

Come se ci fossero anche le premesse per essere più felice ma

p.s.
Vorrei tornare negli Stati Uniti. Quanto mi mancano le vacanze e quegli sprazzi di leggerezza nei miei pensieri cupi.

domenica 4 gennaio 2015

la fine di un viaggio, l'inizio di un anno



Peso: 67,3

Sono tornata in Italia e questa mattina ho ricevuto il temuto verdetto della bilancia: sessantasette chili e (quasi) mezzo. Tre chili e mezzo in più rispetto al mio record pre-partenza, “solo” due chili e mezzo in più rispetto all’ultimo incontro con la bilancia, la mattina della partenza.
#fase 1 – panico
Inserisco il peso nell’app che uso per controllare i miei progressi (?) e subito la linea sul diagramma che segna le variazioni di peso schizza verso l’alto. La media della perdita di peso passa da -0,8 kg a settimana a +0,7 e immediatamente mi prende il panico. Sono destinata ad essere grassa, ora il mio stomaco abituato ad ingerire cibo a qualsiasi ora del giorno non accetterà l’astinenza e mi trascinerà in un circolo vizioso di binge che mi riporterà al peso massimo di quest’estate. E altri pensieri di questa sorta.
#fase 2 – razionalizzare
Cerco di non perdere la testa: del resto sapevo di essere ingrassata. Mi sento gonfia e morbida e sinceramente pensavo peggio, credevo addirittura che avrei rivisto il settanta. In proporzione, se pensate che di solito mi basta mangiare di più una sera per vedere il peso aumentare di un chilo o un chilo e mezzo, tre chili e passa per due settimane di alimentazione scorretta e ipercalorica sono una manna dal cielo. Avevo programmato di ingrassare e mi ero imposta come limite ideale 68,5, e rispettare i programmi è un toccasana non indifferente per la mia ossessione per la pianificazione, perciò non ho motivo di andare in paranoia.
#fase 3 – elaborare un piano
Devo riabituare il mio corpo all’alimentazione corretta di prima senza cedere alla tentazione di un cambio di direzione repentino che mi regalerebbe soddisfazioni rapide (digiunare dopo aver mangiato come un camionista per due settimane mi farebbe perdere due chili di botto, ne sono certa) ma effimere. Questi, dunque, saranno dei giorni “cuscinetto”: comincerò a diminuire piano piano le dosi ed arriverò ad eliminare, almeno per qualche settimana, zuccheri e carboidrati in modo da sgonfiarmi e ritornare al peso di partenza. Non dovrebbe essere troppo difficile perché, complici gli esami, si prospettano settimane di clausura e quando sono a casa da sola non mangio mai tanto, per di più lo stress mi toglie la fame, quindi gennaio è sempre stato un momento propizio per dimagrire.
So che è una convenzione e che è solo un numero ma ho sempre amato la sensazione di onnipotenza dei primi giorni dell’anno nuovo, quando sembra di poter portare a termine qualsiasi buon proposito e si ha l’impressione di aver la carica per fare qualsiasi cosa. Tuttavia il mio primo proposito non è a così lungo termine, riguarda solo le settimane a venire: studiare con costanza ma senza privarmi delle cose che mi fanno stare bene (vedere gli amici, uscire qualche sera) e stare attenta a quello che mangio senza farmi prendere dall’ansia di dimagrire tanto e dimagrire in fretta. L’estate è ancora lontana, posso prendermi il tempo di cui ho bisogno e lavorare sul corpo e sulla mente senza pressioni.


Vi lascio con la foto di una targa che mia cugina tiene in bagno (per trarne ispirazione mentre si è seduti e non si ha nulla da leggere, dice) che vorrei diventasse il mio elenco di propositi per questo nuovo anno. vi auguro tutto il meglio, e “che ogni attimo sia sempre meglio di quello passato”. Buon 2015!