martedì 8 marzo 2016

tutto cambia ma io resto sempre la stessa (stupida)

Ragazze, perdonate la latitanza ma sono state settimane pienissime e non ho avuto mai tempo per dedicarmi a me stessa, al blog e persino ai miei amati esercizi.
Da settimana scorsa io e il mio fidanzato siamo andati a vivere insieme e la settimana precedente è stata snervantissima, perché sembrava che il nostro ingresso nella casa nuova sarebbe stato ritardato ulteriormente ed avevo i nervi a fior di pelle - il che, comunque, ha avuto l'effetto positivo insperato di farmi perdere due chili e mezzo in una manciata di giorni, poi prontamente ripresi, purtroppo.
A trasloco (quasi) ultimato sono molto più serena, anche se il ritmo al master si sta facendo sempre più serrato, con esami e lavori di gruppo, e io uso i giorni di riposo per lavorare, perché voglio pagare la mia parte di affitto, contribuire alle spese della casa e in più mettere da parte ogni mese qualcosa nel fondo "base mutuo" che abbiamo creato insieme. È una follia e so che non mi fa bene tenere questi ritmi, soprattutto se voglio conservare anche una dignitosa vita sociale, ma finché non crollo non mollo. Finché non crollo corro, così capita che mi svegli alle sette per percorrere quasi tutta Firenze a piedi alla ricerca di uno scorcio adatto per le foto e tre ore dopo sia già a Milano, e dopo un'altra ora al lavoro, e poi a cena dai miei, e poi a scervellarmi per uno dei tanti lavori di gruppo del master. 
Non so se mi piaccia questa vita al cardiopalmo, fatta di corse sul filo del ritardo, non credo di volere (e potere) vivere così per sempre, ma finché si tratta di qualche mese, dopo il torpore di quest'inverno strano, ben venga.
Almeno, presa dai mille impegni, mi capita di non pensare al cibo per ore intere, salvo poi stringermi i fianchi tra le dita perché sono troppo grossi, molli, deformi. Nella casa nuova non abbiamo ancora la bilancia (il mio fidanzato vorrebbe non comprarla mai) e quindi non mi peso da più di una settimana, ma aspetto e temo il momento in cui, domani mattina, rincontrerò la mia fedele nemica. So di essere grassa. Lo sento. La bilancia può solo dirmi quanto.
Nella casa nuova non ho neppure una ciclette, e sono riuscita a fare gli esercizi solo due sere in tutta la settimana. C'erano scatoloni da svuotare, scaffali da riempire, cassetti da pulire. 
Ho cercato di mangiare bene, però, senza saltare colazione e pranzo per poi arrivare affamata a cena, ma in questi giorni ho sempre voglia di mangiare. La scorsa settimana, addirittura, ho comprato una fetta di pizza e l'ho mangiata nel parcheggio del supermercato, seduta in macchina, incapace di aspettare persino di essere a casa al sicuro dagli sguardi della gente. E poco importa che io l'abbia eliminata quasi subito - il bello di essere intollerante al lievito - perché la considero comunque un'abbuffata. La modalità era quella tipica delle mie abbuffate storiche: ho progettato la sosta nel tal supermercato, ho studiato quali prodotti comprare insieme al mio obiettivo (in questo caso un deodorante, uno spazzolino e delle salviette struccanti) per non dare troppo nell'occhio - non so voi, ma a me sembra sempre di avere un cartello gigante con scritto "bulimica in crisi" quando al supermercato compro cibi pronti in quantità sospetta - e poi ho divorato la pizza in assoluta solitudine, con la radio spenta, persino, per riuscire ad assaporare meglio il gusto del peccato. E il bello è che non sentivo nulla. Anzi, ad un certo punto mi ha dato quasi il voltastomaco, il formaggio freddo, l'unto, il pomodoro con quel caratteristico sapore da mensa industriale, ma ho continuato a mangiarla, ancora più avidamente, impaziente di finirla. E quando l'ho finita non ho sentito nulla. Non la soddisfazione delle abbuffate gloriose della mia era bulimica, non il senso di colpa degli scivoloni delle epoche anoressiche. Solo vuoto, di nuovo, e un po' di vergogna per la gente che passava davanti alla mia macchina e che mi vedeva divorare un trancio di pizza come se ingurgitare quei carboidrati fosse la mia unica ragione di vita.
Il rischio della convivenza è la felicità. Sono sempre stata grassa nei miei periodi più felici. Posso misurare la mia felicità passata in base alle taglie indossate, il che è paradossale, considerato il mio segreto (qui non troppo) desiderio di rientrare nella 38. Ora che si avvicina l'estate, che dovrò riscoprire le gambe, le mie gambe grasse, cellulitiche, vorrei solo poter perdere un chilo alla settimana, sembrare un'altra agli occhi dei miei colleghi che mi hanno conosciuta così e che non possono neppure immaginare che questa ragazza in salute, raffinata e amante del buon cibo, per anni si è infilata le dita fino all'epiglottide per cacciare fuori ogni briciola di pane, e rifiutava aperitivi senza batter ciglio, perché ad ogni bicchiere di vino negato sapeva corrispondere cento grammi in meno l'indomani.
Che poi, io neanche vorrei tornare quella che ero. Vorrei persino non esserlo mai stata, per non dover fare i conti con l'inconscio che idealizza gli anni magri e sfuoca gli aspetti più crudi. Eppure vorrei essere magra. Non intelligente, non brillante, non affascinante, non simpatica, non interessante. Magra
Ma finché il tempo da dedicare a questi pensieri malati è così poco, posso stare tranquilla: i pensieri non si tradurranno mai in progetti.
Vi abbraccio e spero di riuscire a passare da tutte voi!

10 commenti:

  1. Mio Dio.
    Ho divorato questo post con la stessa avidità con hai descritto di aver mangiato la tua pizza.
    E dalle tue parole trasuda dolore, stanchezza, bisogno di aiuto.
    Sto vivendo un periodo identico al tuo, te lo avevo accennato; ma vedere le tue parole così piazzate, qui, è tutta un'altra cosa.
    Io sento che potrei aver scritto ogni sillaba: il non voler tornare quella che ero non tanto per non aver attraversato quell'inferno di bugie e privazioni, quanto per non dover oggi competere con quella figurina sottile che chiamavano acciuga, rimasta purtroppo dannatamente impressa della memoria di ogni fottuta persona che la ha conosciuta.
    Dover combattere contro quei diari in cui scrivevo di essere una botola, e pesavo 47 chili scarsi; dover combattere contro tutti i fottutissimi vestiti ancora nascosti nell'armadio che non ho il coraggio di guardare, di provare, di nemmeno lavare per darli via.
    Il continuo oscillare tra comportamenti da anoressica (le corse, la cyclette di tre ore senza mangiare, il saltare il pranzo come una dodicenne entusiasta della sua nuova dieta - se non fosse che non è affatto nuova e che so già come andrà a finire) e comportamenti da vera bulimica: abbuffarmi nel viaggio di ritorno da milano cercando disperatamente in stazione un cestino per vomitare.
    Che dire?
    Vorrei abbracciarti fortissimo e dirti che ti voglio bene, che la convivenza è la vita vera, non la bilancia a casa e che ti meriti l'amore di un ragazzo che ti vede bella come tu non riesci a vederti da troppo tempo.
    Ti stringo forte forte.

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  2. secondo me fino a quando questi pensieri non saranno segreti ma li confiderai,anche solo a te stessa,non si tradurranno mai in azioni concrete!
    per i tuoi ritmi io trovo sia una bella cosa,anche se è stancante!


    un abbraccio forte

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  3. Il rischio è capire che la felicità non conosce taglia, numero, bilancia.
    Il rischio è accettare che certi pensieri, certe tentazioni maligne ci saranno sempre.
    Ma l'opportunità è capire che essere consapevole del rischio, e temerlo, e combatterlo è la vittoria di sempre.

    Ti abbraccio.

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  4. So che questo spazio è una tua valvola di sfogo fatta di desideri e "voglie" segrete, però... stai attenta, ma penso tu questo lo sappia già. Non sei l'unica ad avere questi pensieri, viviamo in un'era in cui la magrezza è la nostra ossessione. Ma questo non è equilibrio... un giorno mi piacerebbe sentirti dire che sei felice e basta, e rinunciare a quella bilancia... un bacio grande...

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  5. Come sempre avevo letto in diretta il post, ma ho aspettato di avere il cervello collegato per commentarti.
    Secondo me Euridice il peso e le taglie ecc non c'entrano nulla. Anzi, c'entrano ma solo come indicatori di un problema.
    Dovresti essere felice per i cambiamenti nella tua vita ma questa felicità non si avverte affatto. Leggo frustrazione, ansia, tempi riempiti all'inverosimile per non fermarsi mai a farsi domande.
    Quest'ultima cosa è sacrosanta fino a un certo punto; non avere un cazzo da fare è l'isola di Pasqua dei DCA, per cui avere giornate piene è utile a distrarsi, ma non quando diventa una specie di sacrificio dove ci si illude di distrarsi senza veramente farlo.
    Non so, ho avuto queste precise sensazioni.
    Hai descritto la mini abbuffata in macchina (stesse modalità e alimento scrauso delle mie recenti) in maniera minuziosa, rasentando il maniacale, ma non hai avuto parole felici per la convivenza, per il master.. solo ansia.
    Solo cose da fare, tempi da colmare all'inverosimile, ansia, ansia, ansia.
    Quello secondo me è il problema, non il tuo corpo. Lo slitti su questo aspetto perché, lo sai perfettamente, tutto qua lo traduciamo a peso, calorie, vomito e roba del genere.
    Ma stai solo spostando il focus del problema a mio parere, e credo che tu lo sappia.
    Se ti dovessi aver offesa ti chiedo scusa, ho scritto un po' di getto e magari potrei risultarti indelicata.
    Ti abbraccio forte.
    K.

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  6. Quanto ti capisco....non intelligente ma essere magra.....sono contenta per te che hai intrapreso una nuova vita....concentrati su queste piccolezze .. queste profumano di felicità. ....un beso

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  7. Quanto ti capisco...
    Non ho parole di aiuto di aiuto, ma solo di appoggio. Ti sono vicina... Ti stringo forte

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  8. Viviamo in un presente eternamente fermo. Non abbiamo progettualità, se continuiamo ad osservare il passato con bramosia ma anche con paura. Paura di ritornare a non-vivere, perchè alla fine dei conti è questo quello cui si va incontro.
    Come se il corpo fosse il terribile indicatore di valore. Ahhh, quante volte l'ho pensato (ed ammetto di pensarlo ancora ogni tanto). Ma si sa, qui si predica bene e si razzola male. Tanta consapevolezza teorica, ma poca praticità (almeno, parlo per me).
    Come se il corpo potesse essere rappresentante della nostra persona, dei nostri ideali, sogni e chi più ne ha più ne metta.
    Siamo davvero solo corpo?

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