mercoledì 2 dicembre 2015

ricordi d'infanzia

Pomeriggio che diventa sera troppo presto, traffico intenso e radio accesa a dettare il ritmo della coda. Sta passando la nuova canzone di Max Pezzali, che personalmente non ho mai amato, sebbene le sue canzoni abbiano fatto da colonna sonora ai primi anni Duemila, dopo che con gli 883 aveva segnato i Novanta, e sebbene, in effetti, mi basti sentirle per ritornare alle serate al pub dei miei quattordici anni, alle mattine ad aspettare il pullman del liceo con le cuffie nelle orecchie. Quella nuova, tuttavia, non parla né di immense compagnie né di fidanzate storiche, ma rievoca l'infanzia con toni nostalgici e i primi versi mi colpiscono particolarmente: 
"Non mi ricordo molto
di quando ero piccolo
ma mi ricordo che
ero spesso felice.
Mi bastava un niente,
mi bastava tanto così,
un amico e un raggio
di sole in cortile."
Io ricordo molte cose di quand'ero piccola, invece, e soprattutto ricordo di non essere mai stata una bambina felice.
Se dovessi associare un sentimento alla mia infanzia sarebbe sicuramente la noia. Ricordo che mi annoiavo, mi annoiavo moltissimo. Ogni tanto mi rintanavo sotto la scrivania o sotto il tavolo di legno del portico e là aspettavo che il pomeriggio finisse e si portasse via quella triste indolenza. Oppure m'inventavo dei racconti fantastici ambientati in città bellissime in cui non c'era mai posto per la noia e talvolta li scrivevo sulle pagine avanzate di vecchi quaderni o sul primo lentissimo computer di famiglia. 
La noia mi divorava, mi faceva desiderare che i giorni volassero senza attardarsi mai, che arrivasse in fretta l'estate, poi di nuovo l'inverno, il saggio di danza, il compleanno della mia migliore amica, le scuole medie, qualsiasi cosa che potesse interrompere quella grigia routine. E dire che non sono stata una bambina sola. Dopo la scuola giocavo sempre con L. e i nostri giochi non erano mai noiosi: trasformavamo il salotto in un campeggio aprendo tutti gli ombrelli, oppure disponevamo sulla libreria  i depliant dei tour operator e fingevamo di essere in un'agenzia, inventavamo liti condominiali che un avvocato doveva dirimere, arredavamo case per le Barbie e ci giocavamo per ore, senza stancarci mai.
Eppure quando penso alla mia infanzia mi viene subito in mente la noia, la noia che sentivo accovacciata sotto la scrivania e che mi entrava dentro facendomi provare disgusto per ogni cosa. 
Ricordo che i miei si impegnavano a trovarmi dei passatempi pomeridiani, magari uno sport, ma io non mi appassionavo mai a nulla e ci andavo controvoglia, solo per fare un piacere a loro. Nel corso degli anni delle elementari abbandonai pallavolo, pianoforte, basket, equitazione e nuoto, quest'ultimo dopo ben otto anni. Continuai soltanto danza, benché odiassi la mia maestra, una stronza ossessionata dalla linea che alla fine delle lezioni faceva passare tra di noi un cesto pieno di caramelle, al solo scopo di allenare la nostra capacità di rifiutare. Io le stavo simpatica perché non accennavo mai a volerle prendere, ma solo perché a me le caramelle non piacevano. C'era una bambina che non riusciva quasi mai a resistere alla tentazione e la maestra la minacciava di spostarla dalla prima fila, perché con il suo sedere da ippopotamo avrebbe nascosto tutte le altre.
Non so perché mi ostinassi ad andare - forse perché avevo già maturato la mia vena masochista - tant'è che, nonostante le ore di lezione fossero una tortura e cominciassi a stare male già al mattino quando sapevo di avere danza al pomeriggio, ho smesso che ero già al liceo.
Oltre alla noia ricordo la paura. Non la paura dei mostri o degli spiriti, però. Avevo paura che i miei genitori morissero, avevo paura di avere una brutta malattia e sognavo spesso di ammalarmi di qualche forma di tumore, avevo paura che mio padre facesse un incidente mentre tornava dal lavoro e quando sapevo che era in viaggio sobbalzavo ad ogni trillo del telefono perché temevo fosse la polizia che ci chiedeva di andare a riconoscere il cadavere. 
Avevo paura di prendere la metropolitana perché avevo paura di rimanere intrappolata sotto terra nel caso di un'improvvisa scossa di terremoto e quando andavo a trovare mia zia a Napoli mi addormentavo che era quasi l'alba perché avevo paura che durante la notte eruttasse il Vesuvio. 
Vivevo ogni Natale con una sorta di febbrile angoscia, volevo che fosse bellissimo perché temevo che potesse essere l'ultimo, e periodicamente scrivevo una lettera d'addio ai miei genitori che riponevo in un cassetto, così che la trovassero se fossi morta all'improvviso.
Non so spiegarmi il perché di queste angosce. Vivevo una vita tranquilla in una famiglia tranquilla e non avevo mai visto i miei genitori preoccupati perché qualcuno dei nostri cari morisse, non prima dell'undici settembre, almeno, quando passammo la notte a cercare di metterci in contatto con i nostri parenti negli USA perché mia cugina, all'epoca poco più che ventenne, lavorava al WTC. Ma all'epoca io avevo già passato i dieci anni e la maggior parte delle mie paure è molto più antica. 
Non sono mai stata una bambina serena, tanto da meritarmi una precoce diagnosi di "stati d'ansia" per giustificare una serie di strani sintomi che lamentavo e che elencavo a mio padre nei viaggi di ritorno dall'asilo: macchie scure che si allargavano nel campo visivo, scintillii ai bordi degli occhi, formicolii alle estremità di mani e piedi, e altre cose che avevano indotto i miei genitori a parlarne al pediatra, preoccupati che potessi avere qualche disturbo della vista o, peggio, qualcosa di neurologico. Invece era tutto nella norma, soltanto soffrivo già di disturbi psicosomatici legati all'ansia, a quattro anni. 
A distanza di anni, dopo essere stata meglio e poi peggio, dopo aver vissuto periodi felici, oltre a quelli tristi, ancora non riesco a trovare una spiegazione a quella mia angoscia di bimba, nonostante qualche psicologo abbia provato ad indagarla, per potervi fare affondare le radici della sofferenza che è venuta dopo. Forse era scritto nel DNA che fossi un'anima tormentata, forse c'è stato un episodio scatenante, sepolto chissà dove nei ricordi, che ha dato inizio a tutto quanto, fatto sta che quando penso alla mia infanzia la prima cosa che visualizzo non è l'immagine dell'altalena rossa che mio papà aveva costruito in giardino e sulla quale mi sembrava di volare, ma quella di me, bambina di sei anni appena, appoggiata allo stipite della porta tra salotto e cucina in un crepuscolo estivo che esamino una Barbie ricevuta in regalo per il compleanno e mi chiedo se riuscirò a giocarci con L. il giorno seguente o se morirò prima.
 
Scusate per il post angosciante, non volevo iniziare dicembre a tinte così fosche, ma è stato più forte di me, ho iniziato a scrivere ed è venuto fuori tutto questo. Perdonatemi! E ditemi di voi, della vostra infanzia, che spero sia stata più limpida e serena della mia.
Un bacio a tutte!

7 commenti:

  1. Niente paure io, ma rivedo molto della tua noia.. Ero sempre sola da bambina.. Finché c'era mia madre no anzi passavamo bei pomeriggi (tanto che non volevo mai stare all'asilo e infatti mi ci portava solo la mattina x poi venirmi a prendere x pranzo), aveva un amica/vicina di casa che aveva un figlio di pochi anni più di me con cui giocavo spesso, mi coinvolgeva nelle sue attività..
    Poi quando é morta ho iniziato le elementari, mio padre scontroso non voleva mai nessuno a casa, non dava confidenza ai vicini e non voleva che lo facessi neppure io (e così ciao anche agli amici più grandi o più piccoli della mia via), considerava il comprarmi giochi uno spreco e così passavo le giornate come te in un qualche angolo da sola contando quante ore mancassero prima di andare finalmente a letto, leggevo i libri che trovano x casa (so a memoria ogni romanzo e novella di Maupassant, libri di mia nonna) e sognavo una vita avventurosa con amici con emozioni da vivere.. Metti che a scuola le altre bambine erano delle ghignosette tutte intente più a prendere in giro qualunque cosa e a vantarsi di cosa e dove erano state nel fine settimana e a seguire la moda del momento in fatto di giochi che io puntualmente non avevo e non mi interessava neanche avere..
    Ricordo solo la noia e il mio sentirmi diversa tanto da preferire stare da sola, pensavo spesso che volevo morire visto che tanto non ci stavo a fare niente qui.. Ed é stato proprio il periodo in cui ho iniziato a soffrire di anoressia, sentivo la fame ma non volevo mangiare, lo ritenevo inutile, sognavo altro io e non capivo xke tutti si dessero cosi da fare x mangiare quando c'era tanto altro al mondo da fare e da vedere da vivere..

    Alle medie poi tutto é cambiato x fortuna. Compagne simpatiche e allegre, che non gli importava di che marca era la tua felpa o se eri con o senza tette (si già alle elementari quelle bambinette mi prendevano in giro xke loro iniziavano a svilupparsi mentre io avevo una retromarcia di seno), non gli interessava se avevi l'astuccio avessi, se ero con o senza madre, se la mia famiglia era disastrata o meno.. Gli ero simpatica io e basta.. Infatti ho ripreso la gioia di vivere, ho ripreso a mangiare, a stare bene, avevo voglia di andare a scuola, al pomeriggio essendo più grande potevo uscire da sola e così frequentare delle amiche.

    Mi dispiace molto xo che tu già da bambina abbia provato l'ansia, l'ho vissuta a 19-23 anni e la sopprimevo mangiando e cmq stavo sempre male con nausea e insonnia e irritabilità e cambiamenti repentini di umore, su una bambina deve essere stata una cosa devastante! :( non l'avrei mai immaginato mi dispiace davvero

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  2. Ciao Euridice,
    non mi ha messo tristezza il tuo post, mi ha solo fatto scoprire un po' di te, rivelandomi che abbiamo davvero una base comune.
    Le giornate da sola, la noia che diventava ansia e paura incontrollabile le capisco perfettamente.
    Da bambina soffrivo di mal di testa pazzeschi senza causa apparente, dovuti proprio dalle mie ansie e dalla paura che capitasse qualcosa di irreparabile.
    Talvolta ancora oggi mi sveglio nel cuore della notte con le stesse sensazioni e faccio molta fatica ad addormentarmi.
    La solitudine era anche cosa mia, benché avessi una sorella. Sognavo tanto ad occhi aperti, immaginavo di viaggiare volando e cantavo canzoni inventate in una lingua che chiamavo inglese e che era evidentemente koriano stretto ^_^
    Forse è per questa infanzia pensierosa che siamo venute su così, un po' matte e attaccate ai libri e a certe cose che tutti hanno dimenticato (vedi sacrificarsi per altri in nome di amicizia ecc).
    Oggi mi sembri molto più social, però.
    E' un'impressione?
    Bacio.

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  3. Della mia infanzia ricordo tre cose in particolare, forse perché, in modi diversi, fanno ancora parte della mia identità.
    Ricordo la solitudine felice di tanti pomeriggi passati a casa, a giocare instancabilmente. Mi son sempre divertita moltissimo anche da sola.
    In compagnia, ricordo i passatempi, i vestiti e gli amici maschi. Avevo una vicina di casa da cui andavo volentieri a giocare alle barbie, ma per il resto del tempo ero un buon maschiaccio, entusiasta del calcio, delle lucertole, del gameboy, dei mostri, dell’arrampicarsi sugli alberi.
    Infine ricordo l’ansia, segreta compagna di sempre, che mi faceva mangiare le unghie... e poi, quando erano “finite” mi faceva alzare di notte, andare in cucina, prendere la forbice e tagliare via la pelle grossa e insensibile della pianta del piede, fino a spellarmi completamente e spesso a zoppicare.
    Ripensarci ora mi mette un profondo disagio, forse perché fa sentire anche me destinata in partenza a non essere mai serena, a trascinarmi dietro questo strascico di inquietudine per tutta la vita. Vorrei davvero che non fosse così. Lo auguro anche a te. Un bacio.

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  4. Chi dice che i bambini sono tutti allegri e spensierati si sbaglia di grosso Euridice, sai? L'ho visto a scuola, a tirocinio, ho visto tutti i bambini tormentati per piccole e grandi cose, preoccupati per la mamma, per la nonna, per la bambola. Ogni età ha le proprie ansie e fidati, i bambini ne hanno tante perché a quell'età ci facciamo tutte le domande del mondo, le stesse che si fanno i grandi pensatori, gli scienziati stessi. E noi bambini siamo lì, a vivere in un mondo enorme e non sappiamo come riempirlo. Io, per esempio, mi sentivo sempre troppo "grande" e fuori luogo per tutto. A sei anni mi sentivo grande per giocare con i peluche, a nove anni mi sentivo grande per andare sulle giostre ed ero triste a vedere i bambini più piccoli di me andare felicemente sullo scivolo mentre io soffrivo di vertigini. Oggi invece mi rallegro di una strana infanzia ritrovata, e più spensierata... leggo il piccolo principe e vado sull'altalena, cosa che non facevo a dieci anni. C'è sempre tempo per sorridere come un bambino :-)

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  5. Io, come penso tu sappia già, ho un sacco di bei ricordi legati all'infanzia. Come ho già detto altre volte, credo che sia proprio per questo che ho vissuto i problemi famigliari in modo così "tragico"... Sono passata da una situazione idilliaca ad una infernale ed è stato tutto troppo rapido e assurdo. Non avevo MAI visto o sentito i miei litigare, nemmeno discutere blandamente, e all'improvviso hanno iniziato a lanciarsi dietro oggetti, urlare, andare via di casa ecc.

    Tornando all'infanzia, ho un sacco di bei ricordi. I miei sono sempre stati molto attivi, quindi andavamo in giro, facevamo passeggiate in montagna, day-trips in pista ciclabile ecc. Mi ricordo le sere d'estate a giocare sotto lo sprinkler, le mattine d'inverno passate a spalare la neve per poi tornare a casa e guardare "Settimo Cielo". Giocavo al "mostro" con mio padre e mio fratello o alla "moto" : mi mettevo in una coperta, mio padre mi ci chiudeva dentro prendendone i lembi e mi trascinava velocemente in giro per la casa ahahah Non chiedermi che nesso ci sia con le moto!
    Il sabato mattina io, mio fratello e mia mamma andavamo a mangiare un gelato... All year long. Era la nostra tradizione ed ho ODIATO dover iniziare ad andare a scuola il sabato, alle superiori.
    Dio, vorrei poter lasciare un commento registrato, anziché scritto ahahahaha mi stanno venendo in mente una miriade di cose!

    L'unica cosa strana è la mia precoce ed insensata ossessione per la magrezza. Come già sai, i miei giochi implicavano il portare le bambole dal dietologo e far sì che mangiassero solo finocchi crudi (non so perché, ma credevo che non avessero calorie)... E non parlo di Barbie, parlo proprio di bambole come Cicciobello, quindi ero davvero piccola. Anche più tardi, la mia Barbie preferita era anoressica, nei miei giochi. Quando sono passata alle Bratz la mia preferita era Jasmine, anch'ella anoressica nelle mie "trame" o.O

    Un'altra cosa che a qualcuno potrebbe sembrare strana è legata al sesso. Credo sia semplicemente perché mia madre non mi ha mai raccontato cazzate e storielle a riguardo, ma sono sempre stata molto "avanti" rispetto ai miei coetanei. Mi ricordo che, da piccola, vidi due gatti fare sesso. Chiesi a mia mamma cosa stessero facendo e lei mi disse la verità... Nessuna cazzata sulla cicogna ecc. In più, in casa mia si gira nudi senza problemi. Non capisco come possano le mie amiche vergognarsi dei propri genitori e/o fratelli. Io vedo sempre mia madre e mio fratello nudi (e viceversa). Da piccola facevo la doccia con mio padre, il bagno con mio fratello... Questa cosa del sesso, però, può sembrare strana agli altri ma non a me :) per me è normale e mi ha sempre fatto ridere l'arretratezza dei miei amici XD
    Alle medie il preside della mia scuola era, come dicevamo io e mia mamma, "un puritano". Un giorno mia madre gli ha detto che da piccola giravo per casa di mia nonna, senza vestiti, urlando "nuda, nuda, nuda!" AHAHAHAHAHAH

    Io non sono ipocondriaca ma da piccola volevo sempre andare dall'oculista ahahah non so perché, ma mi piaceva!

    Un'altra cosa che volevo sempre fare era andare nei cimiteri ahahah quando mia nonna l'ha detto al mio ex, lui è rimasto sconvolto ahahah

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  6. Che post forte.
    Mi ha colpito molto l'immagine di te bambina, così angosciata ed impaurita. Rattrista sapere di non aver vissuto l'età infantile con la spensieratezza e la semplicità che dovrebbe meritare.
    All'età di quattro anni mi ricordo felice. I primi anni di vita li ho vissuti davvero (credo, almeno) pienamente.
    Mi torna in mente il mio sorriso per gli ovetti kinder che mi comprava mia nonna, le domeniche in giro con i miei, le decine di barbie che avevo e l'attesa intrepida che mia mamma arrivasse da lavoro.
    L'unica pecca sono state le prese in giro dei compagni d'asilo, che mi chiamavano "cicciona" ed io ne rimanevo molto male. Ero effettivamente grossa: larga ed alta, addirittura la più alta dell'asilo (maschi compresi)
    Con la crescita sono dimagrita pur non facendo diete, alle quali mai avevo pensato fino a qualche annetto fa.
    Con la nascita di mio fratello sono cominciate le paure, l'esclusione dell'affetto dei miei genitori, il loro viso preoccupato e la mia incomprensione dei problemi, il poco tempo a disposizione per starci assieme, come prima. Ho vissuto molto tempo con mia nonna, facendomi portare ovunque, a pallavolo, a fare merenda al bar, nelle gite di paese, all'estero. E' stata la positività in persona, la stella lucente in mezzo ad un grigiore senza spiegazione...
    Ricordo l'insicurezza dei primi due anni di scuole medie, l'idea di essere brutta e triste che si radicava in me. La forza inaspettata del terzo anno, una specie di forza interiore senza motivo mi ha reso indipendente, reattiva, sorridente fino al quarto anno delle superiori.
    Poi il tracollo fino ad oggi.

    Ho riassunto brevemente il tutto... ma credo che presto - se troverò il coraggio e il tempo - ne parlerò sul blog, mi hai fatto venir voglia di aprire un po' il mio passato, più di quello che ho fatto fino ad ora!

    Un abbraccio "frangetta" :)

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  7. io ho avuto un'infanzia a metà, credo. ho tantissimi ricordi bellissimi relativi alla mia famiglia, ai nonni, al mare, alle passeggiate, ai pomeriggi spesi a giocare da sola e alle letture. però poi, Cristo, con gli altri bambini non riuscivo a giocare, un po' perché mi respingevano perché non vedevo, ma soprattutto perché, in ogni caso, come cieca molti dei giochi dei bambini mi erano preclusi. E allora ero sola, senza quasi amici d'infanzia, però non penso di essere stata troppo triste. arrabbiata, questo sì, ma neanche poi tanto.
    i problemi sono venuti fuori alle medie, quando mi sono sentita talmente esclusa, talmente emarginata e talmente sola da passare tante, troppe settimane a letto, somatizzando, accusando sintomi di svariata natura pur di evitare la scuola, che mi faceva una paura boia, con i compagni che mi escludevano così. a salvarmi è stato l'amore che nutrivo per essa, ancor più che i miei genitori, ancor più della stima che nutrivano per me i prof. è stato il fatto di voler riprendere a studiare con passione e zelo che mi ha spinta a farcela, in qualche modo. forse è tutto riconducibile alla mia infanzia, ma quei giorni erano anche pieni di calore e divertimento, che ero così brava a procurarmi in altri modi.
    un abbraccio

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