domenica 13 luglio 2014

perdere il controllo. prendere il controllo.

Peso: 73,1

Rieccomi. 
Riemergo dopo quasi due settimane di latitanza. Sono stata inghiottita dai libri - ho dato tre esami in dieci giorni e per due settimane non ho fatto altro che studiare e andare in palestra (dove continuavo a studiare, raccogliendo sguardi perplessi dalla maggior parte dei presenti) - e quando i libri mi hanno "risputata" sono stata travolta da un turbine di feste di laurea e cene/aperitivi/pranzi con gli amici che partono per le vacanze, quelli che sono tornati da altre città dopo gli esami e quelli che non vedevo da tempo che mi ha dato tregua solo oggi. Ora sono stremata e non so se sia più per i ritmi di studio disumani dell'ultimo mese o per quelli delle feste degli ultimi giorni.
Ad ogni modo sono stanca. E grassa. L'ultima settimana di esami ho abbandonato la palestra perché anche il breve tragitto per raggiungerla mi sembrava rubasse tempo al mio studio. Ad un certo punto, in preda alla disperazione e in balia dello stress, mi sono persino detta "Alla fine, chissenefrega" e ho saltato l'incontro con la bilancia per tre volte consecutive.
Mi sono voluta premiare (o punire, dipende dai punti di vista) per i risultati degli esami concedendomi una settimana di devasto. Colazioni al bar, pranzi ipercalorici, aperitivi a buffet tutte le sere della settimana appena conclusa, tranne una in cui sono andata al ristorante ed un'altra in cui ho cenato da un amico. Insomma, mi sono davvero rovinata. Ma con la soddisfazione e la determinazione  con cui mi abbuffavo, qualche anno fa. 
Per me l'abbuffata era una specie di rituale che addirittura programmavo. Se sapevo che i miei genitori avevano in programma di uscire facevo scorta di schifezze che tenevo nascoste finché non fossi rimasta finalmente da sola per godermi il momento.
E così, più o meno, è stato il mio rapporto col cibo in quest'ultima settimana: esclusivo, totalizzante, simbiotico. Al tavolo dell'aperitivo mi sono riempita il piatto oltre il limite della decenza e mi sono isolata per mangiare. Riuscivo a pensare solo al cibo, e anche le volte in cui ero a tavola con altre persone era come se fossi da sola, come se fossi di nuovo la diciottenne disturbata e solitaria che si rimpinzava seduta a gambe incrociate al centro della mia cameretta fino a sentire la pancia tirare sotto i vestiti. 
Ho mangiato senza ritegno, fin quasi a stare male. Mi sono abbuffata di pasta e farinacei e ho la pancia gonfia da tre giorni. Però andavo avanti, non mi importava neppure di fare schifo ed ingrassare! Non era neanche il ben noto "tantormai" a guidarmi, ma una sensazione più subdola e persuasiva che potrei riassumere nella domanda "a che pro?". A che pro fare tanti sacrifici per dimagrire se non puoi goderteli? Voglio dire, quando pesavo trenta kg meno di ora non ero più felice, anzi. Non mi sentivo più a mio agio con i vestiti corti o con il costume, non ero più sicura di me, non mi vedevo comunque bella. E allora, a che pro? A che pro distruggersi in palestra, privarsi degli sfizi, contare le calorie, se comunque non sarò mai soddisfatta, non sarò mai paga? Questa settimana ho anche smesso di usare ShapeUp, ero stufa di contare le calorie, di vedere sempre il cerchio arancione (per le profane dell'applicazione significa che hai ingerito meno calorie del previsto) senza vedere i numeri sulla bilancia scendere. Volevo persino cancellarla, ma poi non ne ho avuto il coraggio. A che pro, comunque, passare la vita a voler dimagrire e nel frattempo dimenticarsi di vivere?
Eppure, questa mattina mi sono pesata. Il momento di "non me ne frega niente di essere grassa, voglio divertirmi ed essere come tutti gli altri" se n'è andato lasciandomi quasi due kg in più e lo stomaco allenato a ricevere molto più cibo del solito che so che mi farà penare nei prossimi giorni per tornare ai ritmi abituali. 
Non so se sentirmi più patetica per la settimana fuori controllo o per il fatto di essere stata così poco costante, così inconcludente, anche nel mio proposito di fregarmene delle mie fisse e godermi la vita. Ma perché non posso trovare quel maledetto equilibrio tra l'ossessione per le calorie, la palestra tutti i giorni, le ore di cyclette e lo strafogarmi allegramente? 
Mi siete mancate, ora passo dai vostri blog!     

17 commenti:

  1. Esistesse questo equilibrio! Se lo trovi fammelo sapere che lo sto cercando anche io..
    Comunque, il fatto che tu ti sia voluta concedere questa settimana di "libertà" di per sé non è stato un male, anzi. Il problema è il come l'hai vissuta, mettendo sempre al primo posto il cibo e facendo scomparire i tuoi amici, le occasioni sociali che si erano create, ma soprattutto te stessa.
    Ora da quel che ho capito vuoi ripartire per raggiungere il tuo obbiettivo e ti auguro di farcela. Però, anche se non voglio fare la moralista, ti consiglio di non strafare, di non sforzare troppo il tuo corpo, perché altrimenti rischieresti di cadere nell'odioso ciclo digiuno/abbuffata. Cerca di mangiare normalmente, senza restringere, in modo da non avere fame e da tenere lontane le abbuffate.. Vedrai che se solo riesci a evitare quelle avrai dei risultati!
    Un abbraccio

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    1. Non sei moralista, sei saggia e hai perfettamente ragione: i digiuni non fanno dimagrire, mi hanno sputtanato il metabolismo e non si può resistere tutta la vita con meno di mille calorie al giorno. Cerco di non fare casini in questo mese, poi a settembre andrò davvero da un esperto e cercherò di rimettere a posto questo corpo rovinato.
      Un bacio!

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  2. Dio, come capisco questo post. E purtroppo.

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    1. Sarà vero che mal comune è mezzo gaudio?

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  3. Io capisco molto bene quando parli del fatto che riuscivi a pensare solo a mangiare, al cibo...mi è capitato milioni di volte. La settimana è andata, pace, ma ora inizia ancora una volta (come faccio anche io) e cerca di mangiare più del solito anche se sano...io credo che il tuo problema sia il metabolismo a mignotte e quindi l'unica è aumentare l'introito calorico e fare tanti piccoli pasti al giorno...guarda in questo modo è anche dimagrita mia mamma dopo più di 30anni di diete che le avevano addormentato il metabolismo. E ovviamente fai lo sport adatto...cardio intervallato a pesetti, addominali ecc... Non demordere. Apparte per il peso, tu devi mangiare sano per la tua salute. Per il tuo benessere anche mentale. Bisogna cercare di uscire dalla mentalità calorie-brucio calorie-dimagrisco-devo dimagrire ecc.... Basta. Non è vita.

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    1. "Non è vita". Hai perfettamente ragione. Avere le occasioni perfette per essere felice, essere circondata da amici che ti vogliono bene, essere libera dagli impegni e avere tanto tempo libero e passare metà della giornata a dannarsi l'anima perché la bilancia oggi senza duecento grammi in più di ieri non è vita. Voglio uscire da questo meccanismo malato e smettere di avere col cibo quella relazione di amore-odio che certe donne hanno con i fidanzati che le trattano male, è estenuante.

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  4. P.s. Guardando da la tua lista di amo/odio devo dire che abbiamo molto in comune!

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  5. Mamma mia potrei averlo scritto io questo post.
    Trovare un equilibrio sano penso sia un percorso complicato e lungo ma di certo vale la pena di provarci. Ne guadagneresti in salute e in qualità della vita. In fin dei conti tu sai già dentro di te che non è il dimagrire che farà la tua felicità perché lo hai già provato... Dai non lasciarti andare! Un abbraccio

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    1. Infatti, e a volte anche questa consapevolezza è demotivante. nel senso che sapere di non essere stata più felice con trenta kg in meno mi fa passare la voglia di provare a perderne anche solo dieci. Voglio imparare a scollegare il perdere peso dallo stare male, voglio riuscire a perdere peso senza sacrifici eccessivi e imparare ad apprezzarmi un poco.

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  6. Eh ti capisco benissimo...
    Anche io esco (in realtà non ancora) da un periodo di esami. Oggi ho fatto il 4* in meno di un mese, e ho attraversato un periodo di digiuno in cui ho perso 3 kg e uno di abbuffate in cui ne ho rimessi 2 e mezzo. In entrambi i periodi, in un modo o nell'altro, esisteva solo il cibo.
    L'equilibrio... Eh... esiste? Se lo trovi chiamami... Un bacio

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    1. E' un incubo, mi sveglio pensando a quello che mangerò e vado a dormire pensando a quello che ho mangiato (e non avrei dovuto), sarebbe bellissimo liberarci da questa prigione mentale, saremmo finalmente felici.
      Un bacio.

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  7. Io non ho mai programmato un'abbuffata né mi sono mai abbuffata "in pubblico", quindi non posso immedesimarmi a fondo nella tua situazione. Quel che è palese è che questo ciclo di abbuffate è strettamente correlato a quello di restrizione e ai pensieri disfunzionali ("tanto ormai", "a che pro?") e che solo eliminando i digiuni e sradicando questi pensieri potrai risolvere il problema.
    Dimagrire in sé non è la soluzione, hai ragione. Potresti anche arrivare a 30 chili e non essere soddisfatta : tutto sta nella mentalità su cui poggia il dimagrimento. Se parti con il presupposto che non sarai mai soddisfatta è OVVIO che ti lasci andare! Pensa piuttosto che, dopo aver ripreso tanti chili, ora sapresti apprezzare il corpo che avevi. Pensa che ne vale la pena non solo per una questione estetica ma anche per il tuo benessere. Pensa a come staresti meglio, a prescindere dal peso, se non ti capitasse mai più di trovarti in questa situazione.
    L'equilibrio esiste, ma per trovarlo bisogna rinunciare ad entrambi di estremi...

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    1. Viellina, le tue risposte mi infondono sempre tanta speranza e tanta serenità che davvero non so come ringraziarti. Da ogni tua parola traspare tutta la saggezza di chi ci è passata ed ha saputo trovare una via d'uscita dall'inferno.
      Hai perfettamente ragione, forse ora saprei apprezzare il mio corpo di un tempo (non quel mucchio d'ossa che ero a 43 kg, ma magari quello che avevo a cinquanta) ma per farlo devo riuscire a liberarmi di questi pensieri malati, rinunciare ad entrambi gli estremi, esattamente.

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  8. Ciao E.,
    è da un sacco che non ti scrivo. Anche io mi sono isolata molto per via dei libri, ma sono arrivata ad un punto in cui il mio malessere interiore mi ha spinta - di punto in bianco - a prendere una decisione che rimandavo da tempo.
    Quello che ci manca (mi permetto di parlare al plurale, ma sappi che non mi riferisco a me e te sole) è una pista da seguire, con un obiettivo che resti fisso; attorno, steccati di motivazione e pensieri trasparenti, qualcosa che possa contenere l'ansia, la depressione, il bisogno di un appagamento che sediamo in maniere diverse.
    C'è chi non riesce a non staccarsi dal pensiero di una meta che in qualche modo è sempre più lontana, chi invece non riesce a costruirsene uno.
    Forse dovremmo tendere la mano ad altri, perchè da soli è davvero difficile ed il rischio di tornare al punto di partenza a metà partita è sempre alto.

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    1. Ho letto il tuo penultimo post e condivido la tua scelta di tornare a rivolgerti ad uno psicologo. Ci stavo pensando anch'io, qualche settimana fa, e credo che tu abbia ragione: da soli il rischio di fare un passo avanti e due indietro è molto alto.
      Non vado più in terapia dopo l'ultimo brutto periodo di disturbo d'ansia che ho attraversato nell'autunno di due anni fa. Dalla primavera del 2013 ho smesso di andare alle sedute (dopo una fase in cui ci andavo una volta al mese) e forse è stato un errore, sono stata presuntuosa, ho pensato di essere guarita e non ho considerato la fragilità di una mente occupata da così tanti fantasmi. Forse almeno un incontro al mese me lo sarei dovuta tenere come valvola di sfogo. Un'ora solo per me, per tirare fuori il marcio che ho dentro senza sentirmi giudicata, per essere più sincera di quanto non sia persino con me stessa.
      Magari, dopotutto, ci ritorno anch'io.

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  9. Ogni parola che scrivi la sento e la provo sulla pelle nelle circostanze che descrivi ed in cui a volte è inevitabile trovarsi: aperitivi, buffet, cene. La sento perché quando capitano queste occasioni anche io, come te, mi abbuffo. Penso ad essere normale, come le mie amiche felici che chiacchierano con il fidanzato mentre stuzzicano qualche antipasto e qualche pizzetta. Intanto le guardo e mi strafogo. Penso ad avere il diritto anche io di mangiare come loro alle feste, ed intanto mi abbuffo, mi imbottisco di cibo, ed è come se fossi sola. E allora non sono come le altre, sono sempre diversa. Certo, rispetto alla maggior parte delle volte in cui alle cene a buffet digiuno (per non abbuffarmi!!!!), quello di mangiare anche io come gli altri potrebbe sembrare un passo avanti. Ma a te sembra normale che o digiuno, o mi abbuffo? Che per non abbuffarmi io debba rinunciare anche ad una tartina che sembra così buona... perché se assaggio quella vorrò anche l'altra, e penserò "perché non l'altra?" e poi "Massi, sono normale anche io, posso concedermi di mangiare, perché me ne privo? povera me!" e così mi strafogo senza pietà, senza contegno, senza discrezione. Fino a farmi dire "Ma smettila ora di mangiare!!".
    Equilibrio? Non voglio nemmeno che l'equilibrio sia mangiare poco pensando continuamente "uno e mi fermo", contare i salatini. O comunque doversi imporre un freno perché il corpo non parla.
    Vorrei che il mio corpo mi parlasse, ma è come se la mia mente l'avesse annullato. Il mio corpo non ha più voce in capitolo, e penso nemmeno un tuo.
    Come si esce da questo inferno?

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    1. Condivido ogni parola. Le mie amiche non sono di quelle fissate con la linea, che quando escono mangiano solo insalatine, anzi. Eppure sono tutte più magre di me. Loro ad un certo punto si fermano, perché sono distratte dalle chiacchiere o perché sono davvero piene, invece io mangerei all'infinito. Non so se il mio stomaco, affranto da anni di restrizione-abbuffata-restrizione-abbuffata ormai non sia più in grado di darmi un segnale di quando è pieno, ma non sono mai davvero sazia. Non capisco proprio quelle persone che dopo un piatto di pasta o dopo un solo giro al buffet dell'aperitivo giurano di essere piene, ma com'è possibile? Io ho la sensazione che potrei finire tutto il buffet e non esserne paga. Ah, la nostra mente ha davvero cancellato ogni segnale del corpo, ne sono quasi certa.
      Però voglio credere che una via d'uscita ci sia. Non so quale, ma deve esserci.
      Un abbraccio!

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